"Essere diversi ci rende speciali"
- Roberta

- 15 apr
- Tempo di lettura: 4 min
Eravamo in Spagna, nel mezzo di una vacanza fatta di posti nuovi, strade da scoprire, nuovi sapori e sorprese dietro ogni angolo. Stavamo viaggiando da Cordoba a Siviglia quando ho deciso di parlare con Sofia della diversità. Ero sicura che sarebbe stata contenta di aiutarmi a scrivere questo articolo. Non sapevo però quanto mi avrebbe emozionata ascoltarla.
Le ho chiesto cosa significa, secondo lei, la parola "diversità".
"È qualcosa di bello, perché così si può imparare a rispettare gli altri. Non essere tutti uguali ci rende speciali, e visto che siamo diversi, con gli amici e la famiglia possiamo imparare cose nuove."
Poi ha aggiunto: "Tutti abbiamo qualcosa o più cose che ci rende diversi dagli altri."
Così le ho chiesto cosa la rende diversa. Ha risposto con convinzione: "Sono scientifica, creativa, sportiva e matematica."
Eravamo lì, sedute una accanto all'altra, lei così piccola eppure così grande. Una bambina di otto anni che rispondeva alle mie domande con estrema serietà, tra un chicco d'uva e un cracker.
"Queste diversità mi aiutano ad aiutare gli altri. Ad esempio, a scuola, quando abbiamo scritto in corsivo, io avevo finito e ho potuto aiutare i miei compagni. A volte sono gli altri ad aiutare me, dopo capisco come fare e posso aiutare anch'io."
Vedere la difficoltà non come un ostacolo, ma come un'occasione per imparare e per dare una mano. A otto anni. La vedi la meraviglia?
"Essere diversi non è brutto. È una possibilità di spiegare agli altri che anche se qualcuno è diverso, non bisogna prenderlo in giro. A volte i miei compagni fanno cose che danno fastidio, ma poi giochiamo ancora insieme."
Mi piacerebbe che le cose fossero sempre così semplici come le vede Sofia. Ma la verità è che la diversità, ancora oggi, per molte e troppe persone è qualcosa che fa paura, che spaventa, che allontana.
La paura del giudizio
Ricordo ancora quando Sofia aveva due anni e andava all'asilo nido. La sua educatrice un giorno mi disse che aveva notato un occhietto che "scappava", soprattutto quando era stanca, e ci consigliò di rivolgerci a uno specialista.
In quel momento ho vissuto due emozioni molto diverse.
La prima è stato un senso di colpa. Come avevo fatto a non accorgermene? Com’era possibile che se ne fosse accorta l’educatrice e non io?
Scopriamo che Sofia deve portare gli occhiali; ed è arrivata la seconda emozione: la paura. Non per gli occhiali in sé, sia io che il suo papà li portiamo, e Sofia lo sapeva. La paura era un'altra. Quella paura silenziosa che ogni genitore porta dentro quando suo figlio è diverso dagli altri in qualcosa di visibile: e se la prendessero in giro?
Sofia ha vissuto il cambiamento benissimo fin da subito. Forse perché ci vedeva meglio. Forse perché mamma e papà gli occhiali li portavano già, e li sentiva una cosa normale. Fatto sta che il primo giorno di nido con i suoi occhiali nuovi è arrivato, e io - non lo nascondo - avevo un po’ paura.
Quando è tornata a casa le ho chiesto com'era andata la sua giornata.
"Bene. I miei compagni mi hanno detto che sono bellissimi i miei occhiali."
Quel momento mi è rimasto dentro. Perché avevo costruito nella mia testa uno scenario fatto di paura e la realtà mi aveva risposto con la meraviglia. Quei bambini non avevano visto una differenza da giudicare. Avevano visto qualcosa di nuovo, e l'avevano accolto con la semplicità disarmante che hanno i bambini quando non gli abbiamo ancora insegnato a fare altrimenti.
La diversità fa paura soprattutto a noi adulti. Siamo noi che abbiamo imparato, nel tempo, a classificare, a confrontare, a misurare la distanza tra noi e gli altri. I bambini, spesso, la incontrano e basta.

Essere genitori: una grande responsabilità
Probabilmente il modo in cui educhiamo i nostri figli, il modo in cui spieghiamo loro le cose, influisce profondamente nel loro modo di affrontare il mondo. E in questo i libri possono essere un aiuto prezioso. Non nego che spesso, soprattutto con Sofia che mi fa domande sempre più complesse, non ho sempre la risposta pronta, non trovo sempre le parole giuste. Per questo amo quei libri che riescono a spiegare con semplicità anche gli argomenti più difficili.
Le storie hanno questo potere straordinario: ti portano dentro vite che non sono le tue. Puoi essere un bambino che a casa parla un'altra lingua e a scuola ne impara una seconda, una famiglia che festeggia feste diverse dalle tue, qualcuno che si muove nel mondo in modo diverso dagli altri, qualcuno che vede il mondo con occhi diversi, letteralmente, come Sofia con i suoi occhiali nuovi.
E quando quella storia viene letta ad alta voce, succede qualcosa di ancora più potente. La voce di chi legge diventa un filo. Un filo che unisce chi racconta a chi ascolta, entrambi dentro la stessa storia, entrambi a fare spazio a qualcuno che non conoscevano.
Leggere ad alta voce è costruire un ponte
I libri aprono porte. Ti fanno incontrare personaggi simili a te e quando succede è meraviglioso, perché ti senti visto, riconosciuto. Ma ti fanno incontrare anche personaggi completamente diversi che portano con sé storie che nessuno ti aveva ancora raccontato.
Questo può rassicurare. Ma può anche spaventare, almeno all'inizio. Ed è proprio lì, in quello spazio un po' scomodo, che succede qualcosa di importante: il mondo si allarga. E ci accorgiamo che quella distanza che ci sembrava così grande, vista da vicino, è molto più piccola di quanto pensassimo.
Come quei bambini di due/tre anni che hanno guardato Sofia con i suoi occhiali nuovi e hanno detto semplicemente: che belli.
Ecco cos'è un ponte. Non serve costruirlo con grandi gesti. A volte basta uno sguardo curioso, una storia letta ad alta voce, una voce che racconta qualcosa che non conoscevi ancora.

Partecipa anche tu
Quest'anno la Giornata svizzera della lettura ad alta voce, ci invita a costruire ponti, attraverso le storie, attraverso le voci, attraverso la diversità che - come direbbe Sofia - ci rende speciali. Tutti quanti.
Puoi partecipare organizzando un momento di lettura ad alta voce dove vuoi: a casa, in classe, in biblioteca, in un centro d'incontro. Quest’anno chi partecipa, iscrivendosi partecipa automaticamente al concorso che mette in palio buoni acquisto libri per un valore complessivo di ca. 10'000 CHF
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